Ramtha - La polarità...il bene e il male.

Amate voi stessi. Non torturatevi mai. Amatevi

Amate voi stessi. Non torturatevi mai. Amatevi. Non paragonatevi mai a nessun altro. Diamine, non esiste nessun altro come voi. Amatevi! Non pensate che l’amore abbia a che fare col vostro aspetto. L'amore ha a che fare con tutto ciò che è sostanziale in voi. Quindi datevi amore. Non c’è nessuno come voi, quindi smettetela di essere c...ome tutti gli altri. Smettetela di pensare che il mondo vi debba qualcosa. Non vi deve niente. Voi dovete a voi stessi. Amatevi per perdonare le persone nella vostra vita. Perché? Non è che volete soltanto che loro siano perdonate; ma siete voi a voler essere perdonati. Questo è amare se stessi. Comprendere la vostra vita non deve significare la fine della vostra felicità. Molte volte ne è l’inizio, perché avete cercato di trovare la gioia in tutti quelli che vi circondavano. Avete sposato delle persone e avete fatto promettere loro che vi avrebbero amati. E se foste voi a promettervi che vi amerete? Perché mai avete piazzato quel peso su qualcun altro? Nessuno è in grado di farlo. Non esiste nessuno che abbia il potere di sostenervi ed amarvi al posto vostro. E perché vi aspettate che qualcun altro debba avere una tale responsabilità? Trovare la felicità negli altri è soltanto cercare la sofferenza, poiché tutti loro vi deluderanno proprio come voi avete deluso chiunque altro. Quante persone sono rimaste deluse perché non siete risultati come loro pensavano che avreste dovuto, o non avete l’aspetto che secondo loro dovreste avere? Quante persone sono rimaste deluse o imbarazzate dal vostro modo di agire? Deludete continuamente la gente. Questa non è una novità. Non vi deve preoccupare il fatto di non amare più le persone se sono troppo magre o troppo grasse, o sono troppo vecchie o troppo giovani, o il colore della loro pelle non va bene, o il loro bilancio è negativo. Tutto ciò sparisce perché la genuinità di ciò che siete c’è già, e ha posto per tutti. E questo è ciò che intendiamo con la frase “l’amore incondizionato dev’essere dato innanzitutto a voi stessi." Ramtha

KARMA E DHARMA

IL KARMA è il concetto più noto associato alla reincarnazione; rappresenta l’equivalente esistenziale della legge di causa-effetto: ad ogni azione corrisponde una reazione. Il karma è il complesso di qualità, difficoltà, talenti e blocchi ereditati dalla nostra lunga storia con i quali veniamo al mondo. Alla nascita – o al concepimento – non siamo secondo questa idea come una tabula rasa, una tavolozza bianca tutta da scrivere, ma esseri con carattere, gusti e personalità per molti versi già definite ( e qualsiasi madre può confermare come ogni neonato mostri già una sua natura, diversa da quella degli altri). Il mondo orientale divide il karma in due aspetti, o polarità: il karma ‘positivo’, dato da quelle qualità, abilità e talenti che abbiamo costruito nella nostra storia passata. Come una sorta di ‘crediti’ acquisiti, aspetti di noi e/o situazioni che ci accadono e che incontriamo con una sensazione di benessere. Cose che ci vengono facilmente e senza fatica. Il karma ‘negativo’, ciò che nella nostra storia è rimasto incompiuto; situazioni rimaste aperte, temi importanti nei quali siamo ancora immersi, tensioni atttive dentro di noi o con gli altri. Una specie di ‘debiti’, momenti e situazioni che inevitabilmente ci capitano e che hanno per noi un impatto doloroso. Blocchi, problemi e sfide che incontriamo.Per lo più corrsipondono ai nostri bisogni fondamentali che non sono stati ancora soddisfatti, alle’ferite’ del sé o ego per guarire le quali una strada spesso inevitabile è quella di attraversare le nostre emozioni negative e il dolore ad esse asssociate. IL DHARMA è il ‘dovere’ che ci siamo scelti per questa vita. E’ quella forma di esistenza unica che solo noi siamo in grado di realizzare, la nostra unicità come si manifesta in un fare nel mondo: il nostro lavoro, la figura dei nostri affetti – se siamo sposati, se abbiamo figli – come diamo vita alle nostre passioni, come ci rapportiamo al mondo è come scambiamo con esso. Si dice nella Bhagavad-Gita che è più importante compiere il nostro dharma, quale esso sia, nel modo con cui ci riesce di farlo, che assumere il dharma di un altro, per quanto eccellenti possiamo essere nel compierlo. Raramente il dharma è la cosa che ci viene facile fare, perché per lo più in ciò che ci viene facile fare non c’è impegno, evoluzione e vita che sono caratteristiche essenziali del dharma più autentico. Il dharma è vicino all’idea che Hilmann ci propone del daimon, un termine greco che rappresente il principio che guida la ghianda, il seme del nostro destino a divenire lo sviluppo, la grande quercia della nostra storia personale. Lavorando sulle vite passate, ci rendiamo conto come talenti ereditati e ostacoli interiori (il karma nei suoi due aspetti) da altre vite si mescolino per dare forma ad un nuovo percorso, la nostra attuale esistenza con quanto vi è da sviluppare oggi (dharma). Karma e dharma sono due degli aspetti per cui il passato è nel presente...

CONSULTO SINCERO

Ciao a tutti i miei lettori, oggi andiamo ad affrontare l’argomento sentimenti, di fatto quello piu’ richiesto... Io porto sempre il messaggio della verità, ovvero , non sempre è possibile portare solo buone notizie, quando si richiede un serio consulto di cartomanzia si deve essere disposti ad accettare ” il giusto responso” ,che non sempre è quello che si spera di sentirsi dire…. Alcune persone non vogliono sentirsi dire che l’amore non è quello giusto piuttosto che quello vero, piuttosto che i sentimenti possano non essere sinceri o ancora peggio, parlare di tradimenti o infedeltà!!!! Certo questo perchè è molto piu’ facile sentirsi dire dalla maggior parte delle voci che rispondono ai vari numeri di Cartomanzia , si ti ama, si ritorna, si sei il suo grande amore o no non ti tradisce ecc ecc ecc…. Molti non vogliono la VERITA’, ma bensì vogliono sentirsi dire quello che gli fa piacere sentire.. Bene, se appartenete a questa tipologia di persono “NON CHIAMATEMI” .... In qualsiasi ambito vi illustrerò onestamente ed in modo chiaro quale è lo stato attuale delle cose e quali saranno le prospettive future che vi attendono, nel bene e nel male . Ricordatevi che non sono una voce che risponde al telefono , sono una Sensitiva prima di tutto. La verità per quanto a volte possa come la vogliamo, è sempre meglio di una pessima bugia! Le scelte è evidente ce ipotecano il vostro futuro, quindi compiere una scelta su di una falsa indicazione non può che compromettere in modo irreparabile un passaggio della vostra vita... Se cercate, consapevolezza e verità sono qui, chiamatemi pure....

E' TEMPO.....

E' questo il tempo della GRAZIA, ma e' anche il tempo che ci chiama al lavoro nell'INTEGRITA'. E' il tempo del Sogno ma e' anche il tempo del Risveglio. E' il tempo dell'Apertura del cuore nel Silenzio della mente. E' il tempo di Percepire e di Accogliere. C'e' molto da fare ora su questa Terra per i nostri fratelli e per tutte le creature, lenendo le sofferenze di ognuno con dolcezza, sano distacco e consapevolezza. Nell'aiuto reciproco potremo ritrovare quel sentimento di unione che pareva scomparso. E' facile essere gioiosi quando si chiudono gli occhi sul mondo. Ma il mondo va guardato, Amato, aiutato e accolto interamente...per superarlo...per riportarlo alla gioia e all'integrita'. Le strade da percorrere sono tante, i cammini piu' variegati. Ma se navighiamo dentro riscopriremo noi stessi, riscopriremo antiche rotte, porti gia' conosciuti e dimenticati, scopriremo che abbiamo gia' incontrato tutti e che tutti siamo noi. Dice il Tantra: se fai male a un fiore, fai male a milioni di stelle, perche' ogni cosa e' connessa Cosi', il coraggio piu' grande e' quello di accettare tutti e tutto quello che la vita ci offre. Accettando tutto trascenderemo tutto..... Evolvi, aiuta, sii pieno di grazia nel farlo, ma Sii te stesso poiche' e' la sola cosa che tu possa essere... cosi' non desidererai piu' andare in alcun luogo o essere qualcun altro: NAVIGHERAI DENTRO. Nel vuoto e perfetto silenzio. La' dove la Divinita' si incontra e si fonde con noi.....

L' EGO

L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica.... Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo..... Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca..... Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai.... Tu sei solo parte della folla.... Sei tu stesso una folla.... Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo? L’ego non è dell’individuo.... E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. ...Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia.... E se ti accontenti di questo, perderai ogni occasione di trovare il tuo "sé". Ed è per questo che sei così infelice ...con un vita artificiale, come puoi essere felice? Con una vita falsa, come puoi vivere in estasi e in beatitudine?... Ed ecco che questo ego crea molte sofferenze, milioni di sofferenze..... Tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu sei identificato con essa..... Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? Non ti può rendere beato, può solo renderti infelice. L’ego è l’inferno..... Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare... e scoprirai, che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto..... Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza.....

CAMBIARE LE CONVINZIONI

Molte delle nostre convinzioni si basano su errate interpretazioni di passate esperienze; il problema è che una volta che abbiamo adottato quelle credenze ci dimentichiamo che si tratta solo di interpretazioni. Noi dunque non scegliamo consciamente in che cosa credere e in che cosa non credere, non decidiamo quale sistema di convinzioni adottare: ce lo ritroviamo e inconsciamente agiamo di conseguenza. Le convinzioni scrivono il copione della nostra vita mentre noi recitiamo passivamente la parte da queste prestabilita, nell’illusione di scegliere in modo consapevole, in piena libertà e autonomia. Siamo letteralmente al servizio delle nostre convinzioni e le nostre convinzioni ci possono rendere liberi o schiavi, a seconda dei contenuti di cui sono portatrici; un sistema di credenze può ad esempio attrarre un lavoro soddisfacente o uno frustrante, una relazione appagante o una dolorosa, una vita felice o una piena di tristezza ecc. Non dovremmo partire mai dal presupposto che ciò che crediamo vero di fatto lo sia realmente; dovremmo invece procedere con l’idea che siamo condizionati da credenze limitanti che ci impediscono di esprimere la nostra unicità e di essere completamente noi stessi. Se non riusciamo a raggiungere il nostro potenziale illimitato è solo perché stiamo vivendo con il falso presupposto di conoscere già la verità: ecco perché è così importante sfidare le nostre credenze. Man mano che individuiamo e modifichiamo i nostri punti di vista erronei o limitanti liberiamo nuove risorse e diventiamo più liberi. Ognuno di noi è stato condizionato a qualche livello sia dalle credenze che appartengono al contesto in cui vive (genitori, insegnanti, amici, partner…) sia dalle idee che nel tempo si è fatto personalmente. Non possiamo essere veramente neutrali, non possiamo non avere idee sulla vita, sugli altri, su noi stessi. Ogni nostro pensiero, ogni nostra parola, ogni nostra azione, parte da questa griglia di credenze che abbiamo sul mondo. Pensiamo, agiamo, amiamo secondo questa griglia di pensiero profondo, diversa in ognuno di noi, che dà luogo ad ogni nostra manifestazione. Cambiare le convinzioni vuol dire cambiare il nostro modo di percepire la realtà, quindi cambiare la qualità della nostra vita....

LETTERA APERTA

CIAO ANGELA ....rispondo a cio che mi hai chiesto a riguardo dell'argomento " GENITORI E SCELTA DEL PATNER".......un'abbraccio. Quando si capisce quando un conflitto è terminato? Quando le parti in conflitto decidono che c’è incompatibilità oppure che c’è una possibilità di accordo. Può essere concluso da una delle due parti che si ritira, o da ambedue. Può essere innescato un processo di soluzione pacifica che può risolversi in un accordo, come si può vedere che non c’è possibilità di incontro in quanto le posizioni, le culture, i valori sono appunto incompatibili. In questo caso c’è comunque un accordo nel “non accordo” e questo può essere deciso da entrambe le parti o da una sola. Un altro mezzo per concludere un conflitto può essere quello che viene usato nei conflitti di popoli, ma non solo, può anche essere adottato da coppie o da gruppi ed è lo strumento della mediazione. Una terza persona/nazione, che è al di sopra delle parti, interviene entrando nel conflitto e aiuta le parti ad intendersi: o comprendendo che non c’è intesa o comprendendo che c’è possibilità di accordo. Soprattutto in casi di conflitti tra popoli, ma anche in casi di famiglie o di coppie, questa figura diviene molto utile se non addirittura indispensabile. Fino a che c’è conflitto c’è scambio, c’è crescita, c’è insegnamento e apprendimento e soprattutto c’è relazione. Un invito e un suggerimento che posso dare è quello di non rifiutare il conflitto, di non tenere dentro di sé ciò che non va bene in una relazione. Vi invito ad esplicitare il malessere e il disagio ogni volta che si affaccia. Non abbiate paura ad entrare nel conflitto, abbiate paura quando il conflitto non c’è. Ogni volta che in una relazione si manifesta un disagio, un turbamento, una sensazione di malessere, fermatevi ed entrate in conflitto: esplicitate il vostro dissenso, confrontate con l’altro le vostre idee, dite: “Ciò che mi risulta difficile accettare/comprendere è…”. Iniziate, se volete un conflitto sano e non cruento, dicendo il vostro punto di vista senza accusare l’altro, senza giudicare, ma fatevi le vostre ragioni mettendo allo scoperto il disagio. Poi chiedete all’altro di fare lo stesso. In quel momento siete entrati veramente in relazione. Il secondo passo è quello di “ascoltare” con attenzione, profondamente, le ragioni e i valori dell’altro. Una volta che ambedue avete esplicitato il disagio, potete cercare insieme soluzioni creative che permettano ad ambedue di proseguire la relazione in maniera soddisfacente. Se le soluzioni non si trovano perché i punti di vista sono incompatibili, prendetene atto e fate le vostre scelte consapevoli. Questa incompatibilità c’era anche prima di esplicitare il conflitto e, non dicendo nulla, avete solo represso i vostri bisogni i quali prima o poi avrebbero innescato desideri di violenza. Può esserci una soluzione pacifica di un conflitto? Sì, se si mette da parte l’ego e si parla umilmente con il cuore e ascoltandosi reciprocamente. In questo caso si possono trovare soluzioni creative e convenienti per le parti. Può un conflitto sfociare in violenza? Fino a quando nessuno dei due o più contendenti in un conflitto ha il desiderio di eliminare l’altro (interlocutore o gruppo), non c’è violenza, anche se ci fossero insulti o persino percosse. La violenza è un atto che tende all’eliminazione di chi si ritiene essere la causa del malessere o della sofferenza. Come ho detto prima, nel conflitto c’è invece volontà di relazione anche quando è forte. Ci sono indicazioni particolari per affrontare un conflitto nei casi in cui si ritiene che almeno uno dei contendenti sia molto suscettibile (personalità molto reattiva)? In casi in cui vi è una situazione di forte paura (timore di potere essere eliminati) si vive una condizione di violenza, ed è auspicabile passare da questa condizione ad una condizione di confitto. Tuttavia quando si vive in uno stato di violenza, senza un intervento esterno è difficile trasformare la violenza in conflitto, suggerirei quindi in questi casi l’intervento di un mediatore esterno. Per alcune persone generare conflitti è naturale, per altre è molto difficile, perché? Inoltre credo ci siano persone (probabilmente ciò può valere anche in scala più ampia) che non sanno riconoscere il proprio disagio o, anche se provano disagio, hanno difficoltà ad individuarne le cause e questo rende difficile sia aprire che sostenere un conflitto. Cosa suggerire? Ci sono persone che in famiglia hanno vissuto situazioni conflittuali e questo le ha abituate a saper gestire le emozioni collegate o provocate dal conflitto, altre persone invece non hanno vissuto conflitti e quindi ne hanno paura o non si sentono in grado di gestire l’emozione del conflitto. Tuttavia il conflitto esiste ed è impossibile che non esista in quanto non c’è una persona uguale ad un'altra e essendoci idee diverse e concezioni di vita diverse c’è per forza di cose, insito nell’essere umano, il conflitto. Chi lo nega è perché ne ha paura e lo reprime, o a volte chi lo nega è perché ha un’immagine negativa del conflitto e, al contrario, un idea “ideale” che possa esistere un mondo idilliaco dove tutti vivono in armonia e in pace. Questo è un modo di pensare legato all’adolescenza o all’infanzia e non è reale. Chi nega il conflitto si reprime o non vuole riconoscere le sue emozioni. Tu dici che ci sono persone che non sanno riconoscere un proprio disagio o individuarne le cause. Il punto non è individuarne le cause, queste verranno fuori proprio quando si accetterà di entrare in conflitto, il punto è che il disagio fino a quando è leggero può ancora essere sopportato, ma quando diventa sofferenza o turbamento o rabbia, non può più essere negato. Il conflitto serve a stabilire la relazione e, come ho detto, a confrontare le diverse opinioni, anche se per farlo occorresse per estremo, litigare. Se si vive un rapporto o una relazione senza conflitto non vi è confronto: vi è indifferenza o repressione. L’indifferenza è una forma di violenza. “Io non ti calcolo, per me è come se tu non esistessi”. Di fatto si “elimina” l’altro dalla propria vita, non rivolgendogli la parola, e ignorando la sua esistenza anche se vive accanto a noi. Ecco perché è sempre meglio un conflitto che l’indifferenza o il non conflitto. Con questo non intendo dire che occorra entrare in conflitto se uno preferisce bere un the e l’atro un caffè o se uno preferisce dormire di più al mattino e l’altro si alza presto. Ma se questi atti ripetuti provocano irritazione e sentimenti di disagio forti, allora bisogna esplicitare all’altro il nostro disagio. Le cause poi usciranno man mano che il conflitto emerge. Facilmente si può iniziare un conflitto da una situazione apparentemente sciocca, per poi arrivare a confrontare ideali e valori molto più profondi.....

LA SERIETA' VI BLOCCA

Io scherzo costantemente con i miei pazienti sui loro problemi, per guarirli dalla serietà...che blocca il modello. ...Se siete seri, siete bloccati.... L’umorismo è la via più rapida per invertire questo processo. Se potete ridere di una cosa, potete anche cambiarla......

IL SAGGIO E L'ERUDITO

Il sapere, la cultura, richiedono semplicemente una buona memoria.
L’erudito possiede risposte preconfezionate per ogni domanda che crede di aver già ascoltato; ma è impossibile ascoltare due volte la stessa domanda, muta il contesto, il tempo, le motivazioni, chi ascolta e chi pone la domanda...
Il saggio crea in ogni momento una nuova risposta, mai concepita prima, per ogni nuova realtà. L’erudito è colmo di nozioni e informazioni, il saggio, che non deve necessariamente essere colto, è ricco di intuizione, possiede una elevata consapevolezza, chiarezza di percezione, è attento, vigile, sveglio, è consapevole delle sue azioni, delle sue emozioni, dei suoi pensieri, dei suoi umori e di ogni altra sensazione provenga dal suo mondo interiore e da quello degli altri.
La mente non è altro che ricordi, memoria e questa non è affatto comprensione. La memoria è un meccanismo del tutto diverso, perfino la persona più stupida può avere un’ottima memoria.
L’intelligenza è un fenomeno del tutto diverso. Il più delle volte, le persone intelligenti non hanno affatto una buona memoria. L’intera loro energia è coinvolta nell’intelligenza e il meccanismo della memoria non riceve sufficiente nutrimento. Viceversa, una persona priva di intelligenza riversa tutte le sue energie nel suo sistema mnemonico, ed è facile incontrare persone con un’ottima memoria ma prive di intelligenza, di consapevolezza.(Osho)
Attraverso il sapere si possono raggiungere degli obiettivi, ma è con la saggezza che si scelgono gli obiettivi giusti da raggiungere.
Non è questione di sapere, ma di essere: è come cercare di conoscere il sentimento dell’amore attraverso le parole degli altri o estraendone il significato dalle pagine di un libro: in tal modo si potrà forse dare l’impressione di conoscere l’amore, ma saranno solo parole vuote....Ci si deve innamorare!...
Anche per la Verità (saggezza) valgono le stesse considerazioni: la si deve sperimentare, vivere, assorbire, si deve diventare uno con Essa....

ESEMPI DI IMPIEGO DEL REIKI ALL'INTERNO DI STRUTTURE SANITARIE ITALIA


In Italia il Reiki viene effettuato ai pazienti secondo tariffario del S.S.N. al Centro di Medicina Psicosomatica dell'Ospedale S. Carlo Borromeo di Milano, all'Ospedale Versilia dell'Azienda Sanitaria della Regione Toscana ed al Policlinico di Roma.Vi è da segnalare inoltre la significativa esperienza del C.O.E.S. (Centro Oncologico Ematologico Subalpino) dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni Battista di Torino Ospedale Molinette. Qui dal 2003 un progetto pilota sta svolgendo un’indagine, in collaborazione con il personale medico, sull’efficienza dei trattamenti Reiki nell’accompagnare dei malati oncologici nel corso delle diverse fasi della malattia. Il paziente è seguito da un'equipe composta di differenti figure professonali: un medico, uno psicologo, il personale infermieristico, gli operatori Reiki dell'associazione Cerchio di Luce. Il progetto sta incontrando un vasto consenso fra i pazienti e dal 2005 i trattamenti di Reiki sono inseriti nella Guida ai servizi aziendali e territoriali COES e sul sito ufficiale reteoncologicapiemontese.it dell'Ospedale Molinette di Torino.
Qui di seguito uno stralcio dall'articolo, che parla dei risulati raggiunti al termine della prima fase di sperimentazione (visto il successo il progetto è stato rinnovato), apparso il 2 febbraio 2007 nella cronaca di Torino di "La Repubblica":
"(...) Dall'esperienza di altri paesi nel mondo, [il reiki] è arrivato negli ospedali ache in Italia ed è stato sperimentato tra i pazienti oncologici in un primo studio pilota effettuato al Coes, il centro oncologico delle Molinette. Il risultato è a dir poco sorprendente. il 98 per cento delle persone trattate con il Reiki ha dichiarato di averne tratto un beneficio psicofisico.
La sensazione descritta è di un sensibile calo dell'ansia soppiantata da un effetto di rilassamento generale, accompagnato da una piacevole sensazione di calore e da un notevole miglioramento dell'umore. In una piccola percentuale (il 10 per cento) i pazienti hanno dichiarato di aver avvertito anche una riduzione del dolore. (...)
".
Nella stessa data anche Torno Cronaca e La Stampa ne hanno parlato. Quest'ultima specifca che:
"Lo studio effettuato sull'efficacia del Reiki (...) in integrazione alle terapie dei pazienti con neoplasie avanzate rivela che i 94 trattamenti esegiti hanno portato beneficio nel 98% dei casi. Il benessere è prodotto da un effetto di rilassamento, accompagnato da una piacevole sensazione di calore e da un notevole miglioramento dell'umore: lo stato emotivo di tranquillità in alcuni casi si protrae anche per alcuni giorni dopo il trattamento. (...). Alcuni pazienti hanno riferito di aver notato un miglioramento della qualità del sonno. (...)"
Da notare che i risultati di ci sopra sono stati raggiunti con soli quattro trattamenti di Reiki per paziente.
Nel Reparto Oncologico dell'ospedale Cardinal Massaja di Asti è stata avviata nel 2008 una ricerca scientifica (approvata dal Comitato etico di Alessandria) sulla valenza dei trattamenti reiki per gli ammalati sottoposti a chemio o radioterapia. Da notare che il reparto, diretto dal primario Franco Testore, ha ottenuto, sesto in Italia, l'accreditamento all'eccellenza ed è stato segnalato tra i 5 migliori del paese per l'umanizzazione delle cure.